Migliorare la qualità delle cure per ogni neonato, riducendo le morti evitabili: è da questa sfida condivisa che ha preso forma il NEST Partners Meeting 2026, tenutosi a Dakar dal 15 al 18 giugno, che ha riunito partner, professionisti sanitari e attori della salute globale impegnati nel miglioramento delle cure neonatali nei contesti a risorse limitate.

Per quattro giorni, clinici e rappresentanti istituzionali si sono confrontati su ciò che accade nei diversi contesti di implementazione del Modello NEST, con un obiettivo concreto: trasformare esperienze e conoscenze in azioni coordinate e sostenibili.

L’edizione 2026 ha coinvolto partner provenienti da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, tra cui l’Ospedale CHU-MEL di Cotonou e l’Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta (entrambi in Benin), l’Ospedale Saint Camille di Ougadougou (Burkina Faso), l’Ospedale Regionale di Ngozi (Burundi), l’Ospedale di Treichville di Abidjan (Costa d’Avorio) e l’Ospedale Pediatrico Yendube di Dapaong (Togo), insieme al team della Fondazione e a numerosi stakeholder internazionali, creando uno spazio di lavoro che ha messo in connessione esperienze, competenze e prospettive complementari.

Uno spazio di confronto sulla salute neonatale

Il NEST Partners Meeting è un contesto di lavoro costruito attorno allo scambio diretto tra partner che operano in realtà simili. L’esperienza sul campo non viene solo condivisa, ma utilizzata per individuare soluzioni già applicabili e consolidare approcci che stanno producendo risultati.

Questa prospettiva ha guidato l’intero meeting, alternando momenti di allineamento strategico e sessioni operative. Fin dalla prima giornata è emerso con chiarezza che migliorare gli esiti neonatali non dipende esclusivamente dagli interventi clinici, ma dalla capacità di rafforzare i sistemi di cura nel loro complesso.

In questo quadro si inserisce il ruolo della family-centered care, riconosciuta come componente essenziale dell’assistenza neonatale. Il coinvolgimento attivo delle famiglie contribuisce a migliorare gli esiti dei neonati, riduce lo stress dei genitori e rende più efficace il lavoro dei team sanitari.

Le discussioni hanno inoltre evidenziato l’importanza della collaborazione a più livelli: all’interno degli ospedali, tra strutture diverse e nel dialogo con istituzioni e partner tecnici e finanziari. Rafforzare queste connessioni è una condizione necessaria per superare le criticità e garantire cure di qualità in modo continuativo.

Formazione clinica e pratica: rianimazione e distress respiratorio

Uno dei momenti centrali del meeting si è svolto presso il Centre National Hospitalier d’Enfants Albert Royer di Dakar, dove i partecipanti hanno potuto osservare direttamente l’organizzazione dei reparti e confrontarsi su pratiche cliniche e modelli organizzativi.

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione del distress respiratorio e alla rianimazione neonatale, affrontate attraverso sessioni teoriche e momenti pratici finalizzati a rendere più omogenee le pratiche cliniche tra i diversi contesti.

Durante le esercitazioni sulla rianimazione, focalizzate sui primi minuti dopo la nascita – quando pochi secondi fanno la differenza – i partecipanti hanno utilizzato l’AIR Device, una tecnologia che fornisce feedback in tempo reale sulla qualità della ventilazione. Questo ha permesso di correggere le tecniche durante la simulazione e rafforzare competenze immediatamente applicabili nella pratica clinica.

La giornata si è conclusa con la visita al reparto di neonatologia, offrendo un riscontro diretto su come le pratiche discusse vengano integrate nella routine assistenziale. Nel loro insieme, queste sessioni hanno confermato un elemento centrale dell’approccio NEST: partire da problemi concreti per sviluppare soluzioni condivise, applicabili e replicabili.

Il confronto con stakeholder internazionali e istituzioni

La giornata dedicata al dialogo con il sistema della salute globale ha segnato un passaggio chiave del meeting. Dopo gli interventi introduttivi di Maria Paola Chiesi e Massimo Salvadori, rispettivamente Presidente e Managing Director della Fondazione, il confronto si è concentrato su cosa significhi tradurre l’impegno in impatto concreto nei sistemi sanitari.

La discussione ha messo in evidenza tre criticità ricorrenti: la frammentazione dei percorsi di cura, la natura episodica della formazione e il limitato utilizzo dei dati. Sono questi fattori a determinare se interventi come la CPAP, la rianimazione o la Kangaroo Care riescano a uscire dalla fase pilota e diventare parte della pratica quotidiana.

L’accesso alle tecnologie e agli interventi, da solo, non è sufficiente. Le sfide riguardano la qualità, la continuità e l’integrazione delle cure nei sistemi nazionali. In questo senso, “scalare” significa rendere gli interventi efficaci all’interno di sistemi reali e garantirne la sostenibilità nel tempo.

Il confronto ha coinvolto un ampio gruppo di stakeholder internazionali – tra cui il Ministero della Sanità del Senegal, UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità, Global Financing Facility, Gates Foundation, Laerdal Global Health e African Neonatal Association – contribuendo a costruire una discussione concreta, fondata sull’integrazione di esperienze e prospettive diverse.

Risultati e prospettive del Modello NEST

Ampio spazio è stato dedicato alla condivisione dei risultati. Tra i momenti più significativi, la presentazione della relazione sull’impatto del Modello NEST presso l’Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, esempio concreto di come il modello possa tradursi in miglioramenti reali nei contesti locali.

L’ultima giornata ha incluso una sessione sulla family-centered care guidata da Federico Bianco, Technical Advisor della Fondazione, seguita dalla presentazione del progetto Satisfaction Mère Kangourou a cura del Dott. Ousman Mouhamadou, coordinatore del progetto IMPULSE.  In entrambe le sessioni è emersa con forza la centralità dell’esperienza delle famiglie e della qualità della relazione di cura, elementi strettamente connessi agli esiti clinici.

Una rete che si rafforza nel confronto

Il meeting ha confermato il valore di uno spazio in cui chi opera quotidianamente sul campo può confrontare esperienze, mettere in comune soluzioni e consolidare approcci efficaci. È da questo scambio che si rafforza una rete capace di trasformare il dialogo in azione concreta e sostenibile.

Oltre Dakar: dal confronto all’azione

Il NEST Partners Meeting 2026 si chiude con un messaggio chiaro: migliorare la salute neonatale richiede un lavoro condiviso, continuo e radicato nei contesti locali.

Il lavoro non si esaurisce con il meeting: continua nei reparti, nei team sanitari e nei sistemi di cura in cui il Modello NEST viene applicato ogni giorno. È lì che il confronto si traduce in pratica e che gli interventi generano risultati misurabili per i neonati e le loro famiglie.

Per la Paolo Chiesi Foundation, Dakar rappresenta una tappa significativa in un percorso più ampio, che punta a integrare e sostenere modelli di cura efficaci all’interno dei sistemi sanitari, contribuendo nel tempo a miglioramenti concreti e duraturi nella salute neonatale.

Condividi sui social